Assemblea Annuale del 13 giugno 2009

 

        Relazione del Presidente

 

 

 

Cari Colleghi e amici,

un saluto a tutti Voi da parte dell’intero Consiglio Direttivo e un ringraziamento per la Vostra partecipazione all’odierna Assemblea Annuale.

 

Permettetemi di rivolgere il mio personale ringraziamento a tutti i Consiglieri di questo Collegio, alle nostre Segretarie, le Signore Roberta e Sonia Arnoldi che da molti anni prestano il loro lavoro con capacità, competenza e dedizione, a tutti i componenti dei vari gruppi di studio, e ai tanti Colleghi volenterosi che – instancabili – continuano a dedicare tempo ed energia a favore della categoria dei Periti Industriali.

 

Ciò che ho intenzione di esporVi non è un quadro molto roseo, anzi, se mi è concesso il parallelismo, temo che il mio intervento odierno sia piuttosto assimilabile alla sensazione che si prova osservando i dipinti del Caravaggio: toni scuri, sfondi neri, e la luce (spesso da fuori campo) che illumina i protagonisti e gli oggetti degni di nota.

 

E’ inutile ricordarVi le difficoltà di varia natura in cui siamo immersi… piuttosto è necessario che tutti noi ci sforziamo per migliorare e perfezionare le nostre capacità professionali e non solo, senza perderci d’animo. Preciso, innanzitutto, che anche se oggi siamo freschi di elezioni europee e non solo, anche se la campagna elettorale è ancora in fermento, questa mia odierna esposizione conterrà solo comunicazioni e considerazioni, non vuole essere una critica politica (nel senso stretto del termine) e, sugli argomenti da me qui esposti, chiunque lo riterrà opportuno potrà chiedermi ulteriori adeguate spiegazioni durante il previsto successivo dibattito.

 

Il 2008 è stato un anno in cui sono nate, o si sono conclamate, alcune riforme che ci hanno toccato pesantemente e che d’ora in poi saranno al nostro fianco.

 

In primo luogo alludo alla riforma della scuola: il Decreto Legge n° 112 del 2008 ha stabilito la scomparsa dei vecchi Istituti Tecnici, cancellando - ad esempio - le oltre 27 specializzazioni che costituivano i nostri Albi professionali e quindi la lunga storia della nostra categoria (ma anche quella dei Geometri, dei Periti Agrari e dei Ragionieri),    ed ha imbastito la nascita di un nuovo percorso tecnologico formato dai nove seguenti indirizzi:

. meccanica, meccatronica ed energia,

. trasporti e logistica,

. elettronica ed elettrotecnica,

. informatica e telecomunicazioni,

. grafica e comunicazione,

. chimica, materiali e biotecnologie,

 

sistema moda,

. agraria e agroindustria,

. costruzioni, ambiente e territorio.

Non è solo un semplice raggruppamento, e neppure un banale cambio di nome.

 

La riforma partirà nel settembre 2010 ed andrà a regime nel luglio 2015. Da quest’ultima data tutti i diplomati provenienti da Istituti Tecnici si fregeranno del titolo di Perito, seguito dalla denominazione dell’indirizzo (ad esempio: Perito in Sistema Moda). Che piaccia o non piaccia sparirà, ad esempio il titolo di Geometra, o di Perito Agrario (ma anche quello di Ragioniere, che sarà integrato in tutt’altro indirizzo, quello economico). Tanti saranno i cambiamenti strutturali.

 

Contrariamente a quanto comparso su alcuni quotidiani, non sono più previsti i laboratori di indirizzo che tutti noi abbiamo frequentato, e grazie ai quali abbiamo conosciuto e perfezionato la nostra formazione e preparazione tecnica. Di conseguenza, alcuni tra i nostri iscritti, che svolgono il ruolo di insegnante Tecnico Pratico nei laboratori degli I. T. I. si vedranno costretti a rinunciare a tale mansione, buttando perciò a mare il patrimonio didattico sino a quel momento costruito.

 

Il Ministro Gelmini, e non solo, ha parlato di aumento dei laboratori alludendo tuttavia alla cospicua dotazione (negli Istituti) di apposite lavagne multimediali (denominate L.I.M.) in grado di trasformare immediatamente la tradizionale aula in un laboratorio multimediale interattivo.

 

Dopo il conseguimento del diploma, si potranno frequentare non meglio precisati corsi di specializzazione, di durata biennale o triennale, i cui decreti attuativi sono ancora in attesa di divulgazione; ma non c’è fretta, visto che non serviranno prima del 2015 (così pensano gli addetti ai lavori). Tuttavia è lecito domandarsi cosa potrà spingere un futuro Perito a seguire un corso di specializzazione presso l’I.T.I., quando sul mercato vi è anche la più accattivante offerta del triennio universitario ad indirizzo tecnico.

 

Parafrasando l’ex P.M. Antonio Di Pietro, nostro conterraneo da alcuni lustri, la riforma degli Istituti Tecnici è la madre di tutte le riforme rivolte alla nostra categoria di liberi professionisti diplomati nel settore tecnico. Dal 2015 non sarà più possibile iscriversi al Collegio con il titolo di Perito Industriale, ma sarà necessario il possesso di un titolo universitario di durata triennale.

 

Questa affermazione è stata smentita da alcuni Dirigenti Nazionali di categoria, mentre alcuni Presidenti provinciali la diffondono e la sostengono con dovizia di particolari legislativi.

 

L’attuale percorso universitario, denominato 3 più 2, sarà rivisto. C’è chi prospetta una modifica ad imitazione del sistema rivolto alla sanità: dopo un triennio universitario si consegue il titolo di infermiere, seguendo invece il corso di durata quinquennale si ottiene il titolo di medico, ma non sono permessi passaggi dal triennale al quinquennale.

 

C’è da ricordare la Direttiva Europea n° 36 del 2005 (denominata Direttiva Zappalà, per i meriti del tessitore dell’impianto normativo). Nel 2005 l’Ing. Stefano Zappalà, Europarlamentare dal 2004 (Capogruppo della delegazione di Forza Italia a Strasburgo e cofondatore del PdL) nonché ex Sindaco di Pomezia (dal 2002 al 2005), curando con estremo impegno i lavori in Commissione, in pochi mesi riuscì a raccogliere l’approvazione di tutti i gruppi politici europei e ottenere la citata Direttiva, che impone una formazione postsecondaria superiore (della durata di almeno tre anni) per l’esercizio di una professione regolamentata all’interno della Ue.

 

Tale Direttiva comunitaria è stata recepita in Italia dal D. Lgs. 206 del 2007, ma in essa vi sono alcuni errori, che – per quanto riguarda la nostra Categoria – sono relativi alla confusione tra il termine Associazione, usato nella sua accezione anglosassone, rispetto al significato che gli viene dato in Italia.

 

In ambito Ue il sistema ordinistico italiano (cui appartiene anche il Collegio dei Periti Industriali) esiste solo nel nostro paese, da qui le ovvie difficoltà di inserimento dei termini Ordine e Collegio nella Direttiva originaria.

 Nel rispetto del D. P. R. 328 del 2001 i laureati triennali possono (oggi) e dovranno (un domani) iscriversi all’attuale albo dei Periti Industriali, oppure dei Geometri, oppure dei Periti Agrari. Va da sé che, in base a quanto sopra, da anni i rispettivi Consigli Nazionali stanno affrontando lo studio di fattibilità di un Albo Unico dei Tecnici Laureati, in cui far confluire gli iscritti ai tre sopracitati Collegi, oltre ai relativi “cugini” laureati triennali. L’Albo Unico sarà suddiviso per classi (industriale, costruzioni, ambiente e territorio, agricolo) oltre che per settori di specializzazione. Recependo l’invito rivoltoci dal Presidente del Consiglio Nazionale dei Periti Industriali, ho preso contatto con i miei bergamaschi parigrado dei Geometri e dei Periti Agrari nell’obiettivo di costituire un coordinamento tra Geometri, Periti Agrari e Periti Industriali, il CoGePaPi, appunto. E’ intenzione di questo Consiglio invitare a Bergamo il CNPI in gran completo in occasione della nascita del sopracitato comitato. L’aggregazione suddetta, anche quando diverrà un Albo Unico dei Periti Tecnologici (il nome è uno dei tanti che sono stati partoriti nella mente degli addetti ai lavori) non porterà necessariamente con sé il matrimonio tra le rispettive casse di previdenza, le quali sono nate in tempi diversi e con diversi sistemi di raccolta e di rilascio delle pensioni, perciò molto probabilmente tali casse rischiano semplicemente di confluire nell’INPS, soprattutto se economicamente solide. Ma su questo tema siamo veramente in alto mare.

 

Poi c’è l’antitrust. Il Presidente Antonio Catricalà le scorse settimane ha posto sotto inchiesta le tariffe di psicologi e geologi, ed ha accertato la scarsa propensione alla concorrenza da parte di 13 professioni da lui esaminate, e tra queste c’è anche quella dei Periti Industriali. Abbiamo modo di ritenere che la tariffa adottata dalla nostra Categoria, così come l’operato (sotto l’aspetto del controllo della regolare applicazione) siano in regola con il rispetto della deontologia.

 

Negli ultimi anni la riforma delle professioni è stata scritta più volte, da tutte le compagini politiche del nostro paese. Pare che ora il lavoro sia di nuovo pronto e nei prossimi mesi l’impianto riformatore sarà reso pubblico. Per ora si deve solo attendere e smettere di ascoltare incerte ipotesi.

 

Diverso è invece il ricorso alla formazione continua, sia essa amata o odiata.

 

E’ necessario che ciascun iscritto al nostro Collegio prosegua nella partecipazione a convegni, gruppi di studio e quant’altro gli permetta di poter raccogliere i crediti previsti dall’apposito regolamento.

 

Altra pericolosa insidia sono gli Studi di Settore, data la molteplicità delle specializzazioni in ballo, ed i conseguenti scarsi dati a disposizione del Ministero.

 

Nel citare ciò che ci riguarda e che ci tocca conoscere, ricordo infine anche la scadenza del 1° dicembre 2009, relativa al D.P.R. n° 68 dell’11 febbraio 2005, ossia l’obbligatorietà per tutti coloro che sono iscritti ad un Ordine o Collegio professionale, di utilizzare solo Posta Elettronica Certificata (brevemente Pec) nei rapporti con Enti pubblici. L’EPPI ha istituito un’interessante convezione che Vi invito a consultare e attivare.

 

Siete invitati ad iscrivervi per gli interventi, dando comunicazione al Segretario De Nicola.

 

Ho concluso, grazie a tutti Voi per l’attenzione.

 

Il Presidente

Per. Ind. Ezio Carissoni